A proposito di crisi…

Crisi: una parola abusata che influenza il nostro atteggiamento nei confronti della vita.

Se proprio dobbiamo parlarne, ricordiamoci del suo significato originario: “scelta”

La negatività?

Non è qualcosa che arriva dal mondo esterno, ma qualcosa che nasce ed esce dalla nostra testa. E più energia negativa viene prodotta dalla nostra mente, più la nostra mente farà in modo che la negatività si concretizzi nelle cose di tutti i giorni. E’ quanto sostiene – riducendo il concetto all’osso – una emergente filosofia di vita chiamata pensiero quantico.

Non spaventatevi: non utilizzerò questo spazio per spiattellarvi un noioso pistolotto filosofico.

Vi dico queste cose solo per sottolineare che esiste anche una correlazione scientifica alla famosa Legge di Murphy, secondo la quale “se qualcosa può andar male, andrà male”.

Il che conferma che il modo di porci sulle cose e sulle sfide che dobbiamo quotidianamente affrontare, e il nostro relativo comportamento, sono generati fondamentalmente dal nostro cervello.

Purtroppo, negli ultimi sette anni, la Legge di Murphy ha dominato il comune senso della nostra esistenza, E questo perché, dal 2008 in poi, abbiamo continuato a sentir parlare esclusivamente di crisi. Crisi finanziaria, crisi economica, crisi di liquidità, crisi di valori.

Ci mancava ancora la crisi della Grecia, in questo periodo, ad aggiungere un’ulteriore dose di sconfortante pessimismo alla nostra percezione dell’ordine delle cose.
Un martellamento incessante di negatività che ha provocato uno sfavorevole effetto domino nei rapporti umani e professionali tra le persone, e a tutti i livelli: tra clienti e aziende, tra aziende e fornitori, tra cittadini e banche, tra cittadini e istituzioni, e via dicendo.

Non fraintendetemi: la crisi economica, reale, c’è stata e tuttora ne sentiamo le conseguenze. Molte imprese non sanno ancora come far quadrare i conti, moltissime persone hanno perso il lavoro e molte famiglie fanno ancora fatica ad arrivare alla fine del mese.

Ma se è pur vero che questa improvvida situazione è figlia di oggettivi problemi del sistema economico e sociale, è altrettanto vero che si tratta anche di una effettiva conseguenza dell’incapacità del sistema di reagire al nuovo corso dei tempi.
Trasformando la parola “crisi”, fin troppo abusata, in un alibi per giustificare una sorta di impotenza a ricostruire, dalle macerie, nuovo benessere.

Ecco perché, e non da oggi, io mi sono stufato di parlare e a scrivere di crisi.

Perché parlarne, per il solo motivo di constatare una situazione di fatto, non porta a nulla e genera anzi quel pensiero negativo che influenza inopportunamente il nostro atteggiamento nei confronti della vita.

Da qui la nuova formulazione della Legge di Murphy: più continuiamo a parlare di crisi, e più la crisi continuerà.

Ma se proprio dobbiamo parlarne, allora dobbiamo ricordarci una cosa.

E cioè che la parola crisi deriva dal greco (ma guarda un po’ la Grecia, c’è sempre dappertutto…) e il suo significato originario è “scelta”. Ma anche “separazione, valutazione, decisione”.

Un periodo di crisi, dunque, è un periodo di scelte. Dal sito etimo.it: “Crisi: momento che separa una maniera di essere o una serie di fenomeni da altra differente”.

Quindi un periodo di riflessione e di valutazione, presupposti per un necessario miglioramento e – perché no? – per una rinascita. E il tutto, ancora una volta, può nascere e uscire solamente dalla nostra testa.

Caro mister Murphy: vai a rompere le scatole da qualche altra parte.